Punture e Morsi

MORSO DI VIPERA



Tutte le specie di vipere hanno caratteristiche che le distinguono dai serpenti innocui:  forma della testa, gli occhi, e la coda. 



La caratteristica certa e di facile identificazione è comunque il morso che ha come segno caratteristico la presenza di 2 piccoli fori distanziati di 0,5-1 cm, più profondi degli altri, corrispondenti ai segni lasciati dai denti veleniferi. Talvolta può essere presente anche il segno lasciato dagli altri denti, molto meno profondoed evidente.



La gravità dell’avvelenamento dipende dalla quantità di veleno iniettato; con un morso viene inoculato il 4-7% della quantità del veleno di una vipera. Le sedi prevalentemente colpite sono: mano, piede, polpaccio, arti inferiori e superiori, ma i siti di aggressione più pericolosi sono il collo o la testa

Il morso di vipera non è quasi mai mortale per un adulto o per un bambino di età superiore a 6-8 anni; il bambino piccolo, invece, può subire conseguenze gravi, anche mortali. La gravità dipende anche dalla quantità di veleno iniettato e dalla sede del morso.

Il quadro clinico varia in base alla:

  • sede del morso
  • tempo trascorso dal morso
  • temperatura ambientale (il caldo, per la vasodilatazione, facilita il passaggio in circolo del veleno)
  • attività svolta dalla vittima dopo il morso (se la vittima inizia a correre aumenta il passaggio in circolo del veleno)
  • età del rettile (le vipere giovani hanno un veleno meno pericoloso)

EFFETTI LOCALI

Entro pochi minuti dal morso compaiono:

  • intenso dolore e bruciore nella zona colpita
  • ecchimosi e bolle emorragiche che tendono ad estendersi lungo l’arto colpito
  • gonfiore
  • crampi più o meno acuti

SINTOMI GENERALI

Dopo all'incirca 30 minuti - 1 ora, si possono manifestare:

  • sensi di vertigini
  • calo della temperatura
  • cefalea
  • riduzione della pressione arteriosa arrivando fino allo stato di shock
  • tachicardia
  • vomito
  • diarrea
  • crampi addominali
  • in casi particolarmente gravi si ha anche una difficoltà respiratoria

Uno dei primi segnali della gravità della situazione è dato dalla difficoltà a mantenere le palpebre aperte a causa dell'interessamento del sistema nervoso.

COSA FARE

Sdraiare e tranquillizzare l'infortunato: in una persona agitata il veleno entra in circolo più rapidamente. Prima che il gonfiore lo impedisca sfilare anelli, bracciali, etc.

Aspirazione del veleno: se l’aspirazione è tempestiva, è possibile aspirare una notevole quantità di veleno. Questa manovra però può essere molto pericolosa: se il soccorritore ha denti cariati, piaghe nella mucosa della bocca o labbra screpolate, il veleno passerà nel suo sangue e ne verrà intossicato a sua volta. Se invece il veleno viene ingerito, non è pericoloso perché viene distrutto dai succhi gastrici. L'intervento migliore è l'aspirazione del veleno con apposite coppette aspiratrici facilmente reperibili in commercio.

Disinfettare: è opportuno lavare la ferita con acqua ossigenata o con acqua semplice perchè il veleno di vipera è idrosolubile. Avendone la possibilità sarà utile applicare sulla ferita ghiaccio, il freddo rallenta la messa in circolo del veleno.

Trasportare la persona colpita facendola muovere il meno possibile. Se si è lontani dai centri abitati costruire una barella di fortuna per il trasporto, perchè sotto sforzo fisico il sangue e quindi il veleno circolano con maggiore velocità.

COSA NON FARE

Non somministrare alcoolici (hanno effetto depressivo sul sistema nervoso centrale e vasodilatatore periferico, facilitando quindi l’assorbimento del veleno)

Non agitarsi o impaurirsi, ma mantenere calma e freddezza nelle operazioni di soccorso.

Non somministrare il siero antivipera (si corre il rischio di salvare il malcapitato dal pericolo del veleno della vipera per esporlo al rischio mortale di una sindrome allergica). Il siero deve essere somministrato soltanto in ospedale o sotto il diretto controllo medico.

Sono da evitare disinfezioni con alcool o sostanze alcoliche, perchè il veleno della vipera a contatto con alcool forma composti tossici.

Evitare di applicare il laccio emostatico; il laccio rallenta o blocca il deflusso venoso creando una indesiderata stasi venosa, mentre non blocca il flusso linfatico, responsabile della diffusione del veleno


MORSO AGLI ARTI INFERIORI

Applicare una benda larga almeno 10 cm e lunga circa 10 metri, tirando ed esercitando una discreta pressione. Tale bendaggio va esteso il più alto possibile e comunque anche al di sotto del punto morsicato. Per effettuare anche una buona immobilizzazione dell'arto, va applicata e congruamente fissata, una stecca rigida che non dovra' essere rimossa fino a che il paziente non sia al pronto soccorso.


MORSO ARTI SUPERIORI

Togliere eventuali orologi ed anelli. Effettuare un bendaggio compressivo ( benda alta 7 cm e lunga 6 metri), partendo dalla punta della dita della mano, arrivando fino al gomito (purché non impedisca la circolazione arteriosa: il polso deve essere percettibile); se si desidera comunque un margine di sicurezza superiore o se il morso è in prossimità o addirittura al di sopra del gomito, allora è necessario e consigliabile fasciare l'intero braccio fino alla spalla. Si procederà, quindi, come per l'arto inferiore, alla completa immobilizzazione con una stecca, bloccando il braccio al tronco.


MORSO AL TRONCO, AL COLLO, ALLA TESTA

Anche in questo caso (peraltro fortunatamente molto meno frequente) si cerca di ottenere un ritardo della diffusione del veleno. E' consigliabile applicare un tampone rigido sopra la zona morsicata, tenendolo compresso con un cerotto elastico adesivo.

IL SOGGETTO MORSICATO DEVE ESSERE SEMPRE ACCOMPAGNATO IN OSPEDALE.


IL SIERO ANTIVIPERA

in passato si portava per precauzione con sè  in montagna; ma ora, a parte il problema della conservazione, il siero antiofidico è diventato irreperibile. D'altra parte, studi recenti ed una attenta valutazione hanno permesso di stabilire che l'uso del siero al di fuori delle strutture ospedaliere può essere non solo inutile, ma anche in molti casi pericoloso per l’elevato rischio di anafilassi. E’ quindi importante considerare sempre, prima della somministrazione del siero, il rapporto rischio-beneficio per ogni singolo paziente. Solo il 10-20 % dei pazienti con morso di vipera accertato o sospetto richiede la somministrazione di siero. Il ministero della Salute ha reso pertanto noto che il siero venga utilizzato solo negli ospedali.