Malattie

EPICONDILITE



COS'E'

Detta anche “gomito del tennista”, l'epicondilite è una forma di tendinite che colpisce i tendini epicondilei nel punto della loro inserzione ossea sull'epicondilo omerale. La fascia d’età più colpita è fra i 30 e i 50 anni anche se tutti possono ammalarsi se esistono fattori di rischio.


CAUSE

L'epicondilite è una patologia anche definita “gomito del tennista” perché è un disturbo caratteristico di chi gioca a tennis. Si sviluppa perché il tennista afferra ripetutamente la racchetta e la stringe, sovraccaricando così il gomito in questo modo i tendini attaccati agli epicondili laterali o esterni si infiammano. In alcuni casi può svilupparsi perché il tendine è leggermente lacerato, oppure a causa di un grave trauma del gomito.

È una condizione che può verificarsi anche in chi per lavoro usa in maniera ripetitiva e vigorosa i muscoli dell’avambraccio.


SINTOMI

L'epicondilite si manifesta con i seguenti sintomi:

  • dolore che si irradia dalla parte esterna del gomito fino all'avambraccio e al polso, sia nell'uso del polso o nell'uso della mano per fare presa ma anche a riposo o di notte. Il dolore può peggiorare nel corso di settimane o mesi
  • debolezza dell’avambraccio
  • incapacità di tenere certi oggetti in mano, come ad esempio un bicchiere

DURATA

Il 90-95% delle persone affette da epicondilite   migliora e guarisce grazie al trattamento conservativo, ma il  tempo di recupero dipende dal paziente, se adotta un periodo di riposo ed  effettua le terapie, può guarire in meno di un mese, altrimenti la durata può arrivare a 8/10 mesi. Tuttavia si stima che il 5% non migliora e per questo è necessario intervenire chirurgicamente.

L’80-90% delle persone che si sottopongono all’intervento chirurgico raggiungono una guarigione completa e il recupero della forza muscolare.


DIAGNOSI

Nella maggior parte dei casi per fare diagnosi della epicondilite è sufficiente la sola visita. Talora è utile una radiografia per evidenziare eventuali calcificazioni o esami radiologici più approfonditi (TC, RMN) per escludere patologie con sintomi simili.

Se i sintomi sono provocati da attività o da sport particolari, è necessaria la sospensione finché i sintomi non migliorano.


TERAPIA

La terapia per l'epicondilite di divide in due fasi:

Fase acuta

  • La prima “arma” terapeutica è proteggere il gomito da ulteriori lesioni   mettendolo a riposo, ma non immobile. In molti casi è sufficiente indossare una guaina elastica sull’avambraccio di notte per diminuire i sintomi
  • Per diminuire il gonfiore è indispensabile la borsa del ghiaccio praticando massaggi diverse volte al giorno per circa venti minuti, soprattutto dopo quelle attività che provocano il dolore. Il ghiaccio va applicato il prima possibile dopo la comparsa del dolore
  • Nella zona lesionata si deve applicare una benda o una guaina elastica per comprimere o tutori in grado di diminuire il sovraccarico del tendine
  • Assumere antinfiammatori mentre nei casi più seri, sotto controllo e prescrizione medica sono utili le iniezioni di cortisone

Fase subacuta

  • approccio di tipo fisioterapico: laserterapia, ionoforesi, ultrasuoni, tecaterapia, massoterapia e chinesiterapia

Solo in rari casi e per i pazienti in cui sintomi non migliorano dopo 6-12 mesi di trattamento,  può essere consigliabile l’intervento chirurgico per riparare la zona muscolotendinea danneggiata. 


COMPLICANZE

L’epicondilite non provoca complicazioni gravi, ma se non viene curata il dolore può cronicizzarsi e diventare quindi più difficile da guarire.


PREVENZIONE

Per prevenire l'epicondilite o "gomito del tennista" possono essere utili alcuni consigli:

  • migliorate la tecnica di gioco
  • prepararsi per la stagione sportiva con un allenamento adeguato facendo esercizi di stretching per il polso
  • tenere i polsi diritti nel sollevare qualcosa, e diritto e rigido nel giocare a tennis. In tal modo saranno i muscoli dell’avambraccio superiore, più grandi e potenti, a fare il lavoro che di solito facevano i muscoli dell’avambraccio inferiore, più piccoli e meno potenti

SCUOLA E SPORT

Una volta cessato il dolore e il recupero attivo, la ripresa della normale pratica sportiva deve avvenire dopo un periodo di idoneo e sufficiente ricondizionamento atletico (esercizi di forza) per ridurre le recidive. Dopo l’intervento chirurgico invece, si torna all’attività lavorativa entro 2-3 settimane. Il ritorno all’attività sportiva è consigliato dopo 3 mesi dall’intervento.