Malattie

EPATITE C



COS’E’

Si tratta di una infiammazione del fegato dovuta al togavirus. È il principale responsabile di epatite post-trasfusionale.


INCUBAZIONE

L'incubazione del virus dell'epatite C va da un periodo di 2 settimane a 6 mesi.


CONTAGIO

La via di trasmissione dell'epatite C è quella del contatto diretto con il sangue di qualcuno già infettato dal virus. La causa più comune di trasmissione è l’utilizzo promiscuo di aghi e siringhe infette che, correttamente, sarebbero monouso.

Altre cause meno comuni di trasmissione sono:

  • la condivisione di rasoi, spazzolini o forbici da unghie con persone infette
  • il contatto accidentale con sangue infetto, situazione questa che riguarda per lo più gli operatori sanitari
  • l'esecuzione di tatuaggi e piercing con materiali non sterili
  • praticare sesso anale non protetto con partner infetti
  • praticare attività sessuale tra persone ad elevata promiscuità (partner multipli): questo aumenta il rischio di contrarre vari tipi di malattie veneree, le cui lesioni mucose possono rappresentare un fattore di rischio di trasmissione dell'epatite C
  • in rari casi l’epatite C può essere trasmessa dalla madre infetta al bambino, durante il parto. Questo rischio è più consistente nelle donne coinfette con il virus HIV

SINTOMI

Contrariamente alle altre epatiti, l’epatite C si verifica in maniera acuta nella minoranza dei casi. Infatti solo il 30% circa delle persone infettate da epatite C è in grado di debellare il virus attraverso il lavoro del proprio sistema immunitario, e ciò accade nel giro di circa sei mesi. Il restante 70% dei pazienti che hanno contratto il virus, non si libera del virus stesso e sviluppa un’infezione da epatite C a lungo termine o cronica.

La maggior parte delle persone con epatite C acuta e cronica è asintomatica. Per tale motivo l’epatite C può addirittura richiedere decenni prima di dare manifestazioni clinicamente rilevanti e quindi essere diagnosticata. La forma sintomatica ha decorso simile alle altre forme di epatite.

DURATA

Dopo l'episodio acuto in alcuni casi si verifica la guarigione con la scomparsa di HCV-RNA e la normalizzazione delle transaminasi. In altri casi dopo una apparente remissione che dura alcuni giorni o alcune settimane si osserva di nuovo un aumento delle transaminasi. 

Dopo l'infezione acuta circa il 20-40% dei pazienti guarisce, mentre il restante 60-80% evolve verso l'epatite cronica.Il 20-35% dei pazienti con epatite cronica in 10-30 anni progredisce verso la cirrosi (la progressione può essere favorita da alcuni fattori di rischio come l'obesità, l'età, la steatosi epatica, il consumo di alcol)


DIAGNOSI

Attualmente la diagnosi di epatite C si basa sull’impiego di due esami del sangue: la ricerca degli anticorpi specifici contro l’HCV e l’individuazione delle particelle virali HCV-RNA.

È inoltre possibile valutare in modo indiretto lo stato di infiammazione del fegato determinando i livelli delle transaminasi epatiche. Solo in un secondo tempo, dopo che è stata accertata la presenza del virus, si possono eseguire ulteriori indagini quali la biopsia per valutare il danno al fegato e individuare il genotipo dell’HCV e la carica virale. 


TERAPIA

Terapie antivirali con Peginterferone e ribavirina per combattere la carica virale e limitare il danno epatico;  tali farmaci però possono non essere indicati in tutti i pazienti infetti da epatite C e potrebbero inoltre causare importanti effetti collaterali: ad esempio le donne in gravidanza non possono utilizzare tali terapie.

  • evitare l’alcol e  droghe
  • concordare con il medico l'assunzione di ogni tipo di farmaco
  • rivolgersi ad un epatologo
  • seguire le prescrizioni mediche e fare le visite mediche di controllo
  • mantenere uno stile di vita sano con adeguato apporto nutrizionale, svolgendo attività fisica

COMPLICANZE

A lungo termine può portare a malattie epatiche fatali come la cirrosi e il tumore, ma con adeguati controlli medici, è possibile  condurre una vita attiva e normale.


PREVENZIONE

Non ci sono vaccini per prevenire l’epatite C, pertanto l’unico modo per prevenirla è evitare le fonti di rischio. L’infezione può essere evitata prendendo alcune precauzioni:

  • utilizzare solo aghi sterili
  • usare tutte le precauzioni di sicurezza raccomandate in caso di esposizione a sangue potenzialmente infetto
  • evitare rapporti sessuali non protetti con partner occasionali
  • non condividere oggetti igienici personali con persone di cui non si ha piena sicurezza circa il loro stato di salute

IN GRAVIDANZA

Non si può escludere con certezza assoluta l'infettività del liquido seminale, non esistono prove che l'infezione si trasmetta al feto per questa via.

In una donna con epatite cronica da virus C, in buon compenso funzionale, senza concomitanti malattie di rilievo o complicanze ostetriche, la gravidanza non costituisce un rischio di aggravamento della malattia. 

Il rischio di trasmissione dell'infezione da madre con epatite C al proprio figlio è attorno al 5%. L'infezione viene trasmessa nella grande maggioranza dei casi durante il parto, quando è maggiore il rischio di commistione tra sangue materno e fetale.

L'allattamento al seno viene consigliato, dal momento che nessuno studio ha dimostrato che esso aumenta il rischio di trasmissione. Solo se la madre ha sviluppato epatite acuta C nel terzo trimestre di gravidanza o se vi sono ragadi importanti al capezzolo è preferibile scegliere l’allattamento artificiale.